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WINNIE
THE POOH E GLI EFELANTI La popolazione del Bosco dei cento Acri è in fermento. Winnie Pooh, Pimpi e Tigro hanno sentito dei potenti barriti che li hanno svegliati dimprovviso. Svegliano così mamma Kanga e il piccolo Roo e si recano da Tappo per stabilire il da farsi. Il coniglio non ha udito nulla ma le enormi impronte davanti a casa gli fanno comprendere immediatamente la gravità della situazione. Si decide di organizzare una spedizione il cui obiettivo sarà quello di cacciare gli Efelanti (esseri mostruosi sui quali si fantastica) dalla zona. Il piccolo Roo vorrebbe unirsi al gruppo ma gli viene fatto notare che è troppo piccolo. Dopo aver ricevuto le coccole della mamma prima di andare a dormire Roo decide comunque di non desistere: si muoverà da solo, armato di una corda per catturare il suo Efelante. Si inoltra quindi nel territorio sconosciuto denominato il Vallone degli Efelanti. Qui incontra Effy, un piccolo Efelante smarrito che ha, a sua volta, paura degli animali che abitano il Bosco dei Cento Acri. Mentre Winnie Pooh e gli altri, dopo una missione infruttuosa, cominciano ad apprestare trappole, Roo scopre quanto Effy sia simile a lui. Per di più non riesce a mettersi in contatto con la mamma che lo chiama (ecco la ragione dei barriti) ma a cui lui non ha la forza di rispondere. Roo decide allora di portarlo con sé ai Cento Acri: mamma Kanga saprà bene come risolvere la situazione. Li aspettano però le trappole ed Effy fugge spaventato finché non finisce in una gabbia da cui è impossibile uscire. Roo, dopo aver spiegato ai suoi amici che il piccolo Efelante non costituisce affatto un pericolo, scioglie le corde che tenevano insieme la gabbia e lo libera. Ma un imprevisto scivolamento lo fa finire sotto una catasta di tronchi. E ora il momento di Effy. Riesce a trovare tutto il fiato necessario per chiamare la sua mamma che sposterà gli alberi liberando con la proboscide il cangurino. Ora che si sono conosciuti, gli abitanti del Bosco dei Cento Acri e gli Efelanti sanno di non doversi temere reciprocamente. Per
la terza volta una storia originale di Winnie Pooh e dei suoi amici raggiunge
il grande schermo e lo fa, in questa occasione, mettendo al centro, dopo
lesagitato Tigro e il maialino Pimpi, il piccolo canguro Roo. Sarà
lui a offrire ai suoi compagni una lezione di vero coraggio. Quel coraggio
che nasce dal non chiudersi a ciò che è sconosciuto ma dal
valutarlo per quello che è realmente. Roo scopre in Effy un cucciolo
con i suoi stessi problemi, desideri e paure e la mamma dellEfelantino,
per quanto imponente, nutre gli stessi sentimenti affettuosi della sua.
E un messaggio declinato con la grafica consueta della serie che
prevede un disegno ben marcato per i personaggi, inseriti però
in unambientazione dai colori tenui. La narrazione ha ritmi destinati
a un pubblico non di piccoli adulti (come spesso accade con
lanimazione contemporanea) ma di piccoli-piccoli. Quindi
con quel tanto di poesia, di canzoni, di divertimento e di riflessione
che possono adattarsi a un essere umano in formazione. Si tratta di un
vero messaggio controcorrente di questi tempi in cui il sospetto verso
il diverso e lintolleranza pregiudiziale inquinano il mondo e minano
alla base i pochi valori ancora rimasti vivi nella civiltà postmoderna.
Il messaggio che sta alla base del film non è acriticamente solidaristico.
Effy e Roo si stimano perché si ri-conoscono come simili dopo aver
condiviso alcune esperienze. Il cangurino molto semplicemente non si è
limitato a giudicare aprioristicamente. Spunti
di riflessione Percorsi
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