SAIMIR
Regia Francesco Munzi origine Italia 2004 durata 88’ distribuzione 01 Distribution età consigliata dai 15 anni

Edmund è il padre del sedicenne Saimir. I due hanno lasciato l’Albania per tentare di farsi una vita in Italia. L’uomo vorrebbe sposare una donna italiana per regolarizzare la sua posizione. Possiede un camion, che utilizza per trasportare merce e nascondere attività di altro genere che gli permettono di “arrotondare”: spesso mette a disposizione il mezzo per il trasporto di clandestini. Saimir, che nel frattempo racimola denaro praticando piccoli furti, sogna di trovare un lavoro e di stringere rapporti puliti con coetanei italiani. L’opportunità gli è offerta da Michela, una ragazza conosciuta al mare. Proprio quando l’amicizia sta per diventare qualcosa di più, lei scopre la condotta illegale di Saimir. Il seguente abbandono ferisce il ragazzo che, contemporaneamente, entra in conflitto con il padre. L'uomo non può offrirsi come modello positivo dal momento in cui accetta di trasportare una minorenne slava, attirata in Italia con false promesse e poi stuprata dal gruppo di trafficanti col preciso intento di farne una prostituta. Saimir, dopo aver vanamente chiesto al padre di dissociarsi dal gruppo di criminali, soffocato dalla sensazione di vivere in una prigione senza uscita, denuncia il genitore e la banda di albanesi, liberando la giovane da un incubo.

Saimir è un piccolo film, se consideriamo l’apparato produttivo. Ma, intendiamoci, girare oggi storie come queste, in Italia, con mezzi poveri (rispetto al cinema d’industria) supportati da produttori giovani ma motivati, non può che essere un valore aggiunto. Saimir infatti convince, con stile asciutto e privo di fronzoli; con onestà racconta finalmente una storia italiana Vera. Non perché non siano veri i racconti di certo nostro cinema modellato sulla fiction tv, che pesca le storie nelle trame della classe media (svuotata di valori e paranoica), come fosse unica e rappresentativa del paese. Ma Saimir, che pure è stato accolto con interesse, rappresenterebbe, per qualcuno, una vicenda solo marginalmente italiana.
Eppure basterebbe guardarsi intorno con attenzione per accorgersi di come esista un’altra realtà, che ci appartiene ugualmente anche se parzialmente sommersa.
Saimir — che in slavo significa “il giusto” — è un adolescente albanese, sradicato dalla sua terra, senza una madre (probabilmente morta) e con un padre che trasporta “materiale umano”, gente senza nome, abusivi dell’esistenza, clandestini da avviare alla criminalità o alla prostituzione. Pochi amici, dediti come lui ad attività illecite, Saimir cerca una via di fuga covando il sogno di raggiungere una grande città, o agganciando una coetanea italiana con cui instaura un rapporto di amicizia (ma che avrebbe la potenzialità per divenire altro), frantumato dalla sua ingenua trasparenza (le rivela di essere un ladruncolo).
Il tempo di Saimir, invece, scorre sempre uguale, privo di segnali confortanti, capaci di prospettare un affrancamento dalla povertà e da una vita dove vige una legge violenta, basata sullo sfruttamento del prossimo (disperati mangiano disperati). Se Saimir decide così di denunciare un traffico illecito di giovani donne da spedire in strada, di cui è complice anche il padre, è perché l’occhio non è più disposto a registrare indifferente il dramma umano.
Ricordiamo un film che pare affine a Saimir: La Promesse dei Dardenne, che metteva in scena una storia simile, anche nelle dinamiche relazionali padre-figlio.
Emerge anche nel film di Munzi la mancanza cronica di modelli adulti, di una guida capace di ascoltare e di offrire un’etica condivisibile, di tratteggiare una strada percorribile lontana dalla miseria (soprattutto quella dell’anima). L’adulto invece è terribilmente invischiato nel pantano, appesantito da logiche che rispondono unicamente a meccanismi di sopravvivenza. Niente di più. Un cinismo esasperato che non ammette sogni irraggiungibili, ma che conosce semmai (e ne è originato) il dramma della povertà.
Tradire il padre diventa così gesto estremo, urlo disperato, per sentire di avere alternative, per convincersi che la vita può essere altro. Forse in Albania, forse in Italia, che non è solo terra di sole e vacanze, delle commedie al cinema e delle risate in tv.
Fosse davvero così, allora dovremmo sputare su Munzi che col suo film avrebbe invece tradito l’immagine del nostro Bel Paese, illusione e incubo per tanti immigrati (vedi anche l’ultimo Giordana): nuova miseria, nuovi vinti, che ricordano i personaggi di Rossellini, De Sica e Zavattini.

Spunti di riflessione
*Il significato di vivere lontano dal proprio paese senza una madre e con un padre incapace di offrirsi come modello.
*Cosa sogna Saimir? E suo padre? Quale differenza esiste tra i due? Che tipo di rapporto hanno?
*Da dove nasce la necessità di lasciare la terra natia per un altro paese?
*Analizza i motivi che spingono Saimir ad agire nell’illegalità.
*Saimir cerca di costruire relazioni con coetanei italiani. Analizza questo bisogno. Che rapporto esiste tra lui e Michela. Perché la ragazza lo abbandona?
*Cosa rimprovera Saimir al padre?
*Il problema dei clandestini: come viene affrontato nel film? Chi è e come viene trattata la clandestina trasportata da Edmund? Quali sogni covava?
*I sogni servono a costruire una vita migliore: come cambiano quelli di Saimir nel corso del film?

Percorsi didattici
*Il problema dell’immigrazione clandestina negli ultimi venti anni in Italia. Le provenienze dei clandestini spingono a riflettere sulle condizioni dei paesi di origine. Saimir propone di osservare l’Albania e di partire per un viaggio di ricerca nei paesi martoriati da guerre e povertà, dagli stati dell’est europeo a quelli africani.
*I flussi migratori attraversano tutta l’Europa. Il cinema, sempre attento alle mutazioni sociali e culturali, da qualche anno racconta queste trasformazioni e il problema dell’integrazione. Confrontare Saimir con alcuni dei seguenti film: La Promesse dei Dardenne, Un Bacio appassionato di K. Loach, Swing di T. Gatlif (vedi catalogo Arrivano i Film 2003/2004), Beautiful People di J. Dizdar, Lamerica di G. Amelio, La ballata dei lavavetri di P. Del Monte, Quando sei nato non puoi più nasconderti di M.T. Giordana.

 

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