ROMA CITTÀ APERTA
Regia:
Roberto Rossellini. Scenegg.: R. Rossellini, Sergio Amidei, Federico Fellini, Celeste Negarville. Int.: Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Marcello Pagliero, Maria Michi, Harry Feist, Giovanna Galletti, Francesco Grandjacquet. Italia, 1945, b/n, durata: 103’. età consigliata: dai 14 anni

1943-1944. La guerra logora l’Italia. Roma è occupata dai nazisti. La polizia tedesca continua a mietere vittime e a ricercare chiunque rappresenti un pericolo, anche solo ipotetico, per il regime. Tra i nuovi sospettati c’è un certo ingegner Manfredi, capo partigiano impegnato nella resistenza. L’uomo, a cui la Gestapo si sta avvicinando sempre di più, riesce a sfuggire in tempo ad una perquisizione nel suo appartamento e a trovare scampo in periferia, presso un parroco attivo anch’egli nella lotta contro l’oppressore. Intanto vittima di un altro arresto è Francesco, un tipografo che come tanti altri si adopera per la libertà del Paese. Pina, vedova con un figlio, sta per diventare sua moglie. Mentre la donna rincorre il camion che sta portando via il compagno, viene uccisa brutalmente da una raffica di mitra. Anche don Pietro e l’ingegnere, a causa del tradimento dell’ex amante di quest’ultimo, vengono catturati. Sottoposti a crudeli sevizie, utili secondo la polizia tedesca per ottenere i nomi di compagni e collaboratori, i due resistono coraggiosamente. Manfredi muore sotto tortura e il parroco viene fucilato, davanti a una schiera di bambini, tra cui il figlio di Pina.

Primo episodio della trilogia neorealista di Rossellini, costituita da Paisà e Germania anno zero, Roma città aperta è universalmente riconosciuto come un capolavoro, simbolo del Neorealismo, e cioè di quella corrente intenta a raccontare la verità, le situazioni reali, la vita di tutti i giorni, bella o brutta che sia, attraverso le storie della gente comune, servendosi spesso di persone scelte tra la popolazione, in luogo di attori professionisti. Accolto freddamente in Italia, il film ebbe subito successo all’estero, tanto che vinse il Festival di Cannes nel 1946; ancora oggi, la scena della morte del personaggio interpretato da Anna Magnani rimane impressa nel pubblico e nell’immaginario collettivo come simbolo di un epoca e di un nuovo modo di fare cinema. Sceneggiato da Rossellini, Sergio Amidei, Federico Fellini e Celeste Negarville, il film si ispira alla storia vera di don Luigi Morosini, torturato e ucciso dai nazisti perché colluso con la Resistenza.


Spunti di riflessione

* Resistenza. Cosa evoca tale termine?
* La guerra come fenomeno che continua ad affliggere la storia dell’umanità.
* Esiste una divisione netta tra buoni e cattivi?
* Il coraggio di reagire e di continuare a lottare, a costo di sacrificare la propria vita.
* Le conseguenze del tradimento.
* In quale scena emerge con più forza la volontà di combettere e di non arrendersi?
* Il personaggio di don Pietro.
* Come reagiscono i bambini, in mezzo a tante atrocità?

 

FOTO GALLERY