PROFONDO BLU
Titolo originale Deep Blue regia Alastair Fothergill, Andy Byatt origine Gran Bretagna/Germania 2003 durata 90’ distribuzione Lucky Red età consigliata dai 10 anni

Un viaggio dalla superficie alle profondità oceaniche, che si spinge oltre il dato documentaristico per farsi racconto delle innumerevoli creature che popolano il mare, senza dimenticare le relazioni tra queste e gli abitanti di cielo e terra. L’esplorazione tocca luoghi mai osservati prima.
Mare e cielo, trasparenze acquatica e aerea, custodi di creature meravigliose e lontane dall’universo degli umani, si toccano a marcare la linea fluttuante che si perde all’infinito. Albatro e delfini ridefiniscono gli ambienti di vita, attraversando l’una e l’altra dimensione con grazia ed eleganza, abitanti di quella zona franca, in cui i Profondi Blu schiariscono in un bianco accecante per effetto della luce solare.

Il film di Fothergill e Byatt misura le gradazioni del blu, dal bianco al buio, passando per celesti e turchesi, con l’ausilio dell’occhio umano e tecnologico, con curiosità e rispetto del documentarista, con l’ironia e la creatività del regista di fiction.
L’operazione è simile ai precedenti Microcosmos e Il popolo migratore, in quanto le opere di Nuridsnay e Pérennou muovevano dalla convinzione che la natura possiede gli elementi del racconto appassionante di avventura, d’azione, d’amore, e che i viventi possono diventare, al nostro sguardo, personaggi dai caratteri fisici e comportamentali quanto mai familiari.
Così anche Profondo Blu è tanto documento straordinario, quanto opera di narrazione, che racconta delle dinamiche che regolano le relazioni tra esseri viventi, in parte sconosciuti, senza annoiare lo spettatore, pure abituato a fruire di prodotti televisivi sempre più accattivanti e innovativi. Gli elementi essenziali per la riuscita di simili operazioni sono tutti legati al terminale ultimo del percorso creativo: la sala. La fruizione su grande schermo si offre come evento speciale rispetto alla ripetitiva visione domestica, per cui l’immersione nel buio del cinema (a maggior ragione per Profondo Blu) invita a un approccio diverso e predispone all’assalto dell’immagine forte delle dimensioni cinematografiche.
Il materiale raccolto, selezionato e montato, offre uno spettacolo unico, perché ricerca, oltre al dato documentativo (interno), anche l’occhio dello spettatore (esterno): la scommessa è proprio nel ritenere l’occhio (e la mente) ancora lontano dalla saturazione, capace di stupirsi nell’ammirare l’eleganza di orche e delfini, la spietatezza dello squalo, o di ridere dei barcollanti pinguini.
Gli autori costruiscono un film a capitoli, scandito dai movimenti orizzontali (spostamenti lungo paralleli e meridiani) e verticali (dal cielo agli abissi e viceversa), giocando con l’immaginario collettivo di grandi e piccini: non quello relativo al docu-film, ma quello costruito dal cinema di fiction. Il film di guerra e avventura, l’action-movie, la fantascienza pura: nei tuffi degli albatro in picchiata come kamikaze, nelle “flotte” di pesci martello, nelle avanguardie di granchi, nelle balene come navi galattiche, come nelle scelte sonore a volte enfatiche; e ancora le creature dalle forme più strane, trasparenti, con occhi giganteschi o eteree come le meduse, esseri capaci di illuminazione propria e di lanciare scariche elettriche nel buio, muovendosi nello spazio acquatico delle profondità come fossero in volo nello spazio celeste, tangenti la superficie lunare. Un cosmo mostruoso.
Non è casuale che solo quando l’associazione spazio abissale/spazio cosmico nel finale si fa più marcata, i registi scelgano di inquadrare la navicella subacquea tanto simile al modulo usato per il primo allunaggio. È lo strumento di documentazione, ma che, in questo contesto, dissolve la sua funzione primaria per interpretare un ruolo, come fossimo in Viaggio al centro della Terra.
Indimenticabili le immagini psichedeliche da videoarte tra “moduli” di meduse e bagliori improvvisi; quelle struggenti di un leone marino addentato e scaraventato venti metri sulla superficie dalla potenza di un’orca, quella dell’orso polare che si tuffa su un branco di balene. Rimane forte la sensazione di un mondo meraviglioso che non sospetta la “pericolosa” presenza umana. In questo senso la voce over che di tanto in tanto spezza il flusso visivo, a volte con retorica, pare rivolgersi didatticamente al pubblico, richiamando al dovere di salvaguardare la vita in tutte le sue forme.

Spunti di riflessione
*Gli oceani e le creature che li popolano. Abbiamo visto come spettatori televisivi diversi documentari su questo mondo stupefacente. Cosa aggiunge di nuovo Profondo Blu?
*Come ci vengono presentati gli abitanti del mare?
*A volte la visione del film ci coinvolge e ci impressiona. È solo lo spettacolo naturale o anche merito dei due registi? Quali espedienti utilizzano?
*Gli animali a volte sembrano avere caratteri umani. Accade spesso anche in film di animazione. Avviare una riflessione al riguardo.
*I registi ci inviano un messaggio preciso. Di cosa si tratta? Quali responsabilità ha l’uomo nei confronti del pianeta?

Percorsi didattici
*Partendo dalla visione del film, fare un confronto con i documentari che solitamente passano in tv o quelli realizzati dalla National Geographic. Attraverso l’identificazione di similitudini e differenze, a livello estetico e di costruzione del percorso esplorativo, riflettere su come la natura viene raccontata. Dopo aver identificato gli elementi tipici dei film di finzione, impegnarsi nella visione di Microcosmos e Il Popolo Migratore (vedi scheda catalogo i Arrivano i Film 2003/2004)
*L’uomo pare sempre di più sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni, soprattutto quando queste incidono significativamente sull’ambiente. Alcune associazioni si battono perché sia assicurato il rispetto per la natura e le sue leggi. Chi sono e come lavorano WWF, Lega Ambiente, Greenpeace, ecc.

 

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