PORTE APERTE
Regia: Gianni Amelio. Scenegg.: G. Amelio, Vincenzo Cerami, Alessandro Sermoneta, dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia. Int.: Ennio Fantastichini, Gian Maria Volonté, Paolo Volpicelli, Renato Carpentieri, Lydia Alfonsi, Renzo Giovanpietro. Italia, 1989, col., durata: 109’. età consigliata: dai 13 anni

Palermo, 1935. Tommaso Scalia, ex membro della Confederazione fascista Professionisti e Artisti, organismo da cui era stato allontanato per illeciti, commette in un solo giorno tre omicidi. Prima uccide l’avvocato Bruno, dirigente della stessa Confederazione, poi un impiegato che lo aveva sostituito dopo l’allontanamento, e infine la moglie. Al termine della penosa sequenza di delitti, ritorna a casa e resta ad aspettare i carabinieri. Durante il processo confessa senza alcun pentimento. Alla luce dei fatti, pressioni politiche e opinione pubblica chiedono una punizione esemplare, la pena di morte. Il giudice Vito Di Franco, però, appoggiato soprattutto da Consolo, un giurato che segue con attenzione la vicenda, si batte affinché questa pena venga evitata. Egli tenta, attraverso le sue conoscenze in materia di diritto, di collegare il triplice omicidio ad un solo movente, trasformandolo così in un unico omicidio. Inoltre, non soddisfatto dell’accertamento dell’azione criminosa, cerca di scoprire cosa si cela dietro al folle gesto di Tommaso, che tipo di legame esisteva tra i protagonisti della tragedia, e i motivi della scorrettezza del suo lavoro di ragioniere. Le difficoltà sono molte, ma il giudice non demorde. La sentenza nel processo di primo grado è di condanna all’ergastolo. Ma un simile “alleggerimento” della pena determina una battuta d’arresto nella carriera del giudice. Tommaso Scalia, nel processo di appello, sarà comunque condannato alla pena di morte.

Porte aperte nasce da un romanzo di Leonardo Sciascia. È il produttore Angelo Rizzoli a proporne l’idea a Gianni Amelio. Il regista del più recente Le chiavi di casa, presentato alla 61ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, non ama essere vincolato dalle restrizioni a cui spesso costringono i testi letterari nella lavorazione di un film. Ma leggendo Porte aperte, si rende conto dell’estrema libertà che il libro può concedere al regista. Amelio, ispirandosi al romanzo, realizza così un film di finzione dietro al quale si cela l’ombra della verità. Attraverso una vicenda particolare, pone in risalto le caratteristiche tipiche di una situazione generale, di un dato momento storico vissuto dal nostro Paese. Il film è ambientato nella Palermo del ’35. Cosa si nasconde sotto il potere e sotto gli organismi gestiti dal potere? Quali sono le esigenze dell’opinione pubblica e da che cosa sono dettate? Quanto in là ci si può spingere per scoprire la scomoda verità? Queste le domande indirette che sono poste allo spettatore e che giungono a delineare il quadro dell’Italia meridionale in epoca fascista.


Spunti di riflessione
* Il film e la letteratura di Sciascia.
* In che periodo si svolge la vicenda?
* Qual è l’immagine di Palermo che ne emerge?
* Il protagonista.
* La figura del giudice.
* Cosa si nasconde dietro ai tre omicidi?
* L’opinione pubblica come si comporta nei confronti dell’imputato e nei confronti del giudice?
* La pena di morte oggi.
* Il ruolo della giustizia.
* Il fascismo come clima elettorale.

 

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