UN’ ORA SOLA TI VORREI
Regia: Alina Marazzi. Montaggio: Ilaria Fraioli. Suono: Remo Ugolinelli, Alessandro Feletti, Benni Atria. Produzione: Alina Marazzi, Gianfilippo Pedote, Francesco Virga per Venerdì produzioni cinema; Giuseppe Piccioni per Bartlebyfilm. Italia, 2002, b/n e col., durata: 55’. età consigliata: dai 14 anni

Un volto di donna. Due voci che scherzano, poi una canzone “Soltanto un’ora, io e te…”, la cantante si interrompe, la sua vita anche. Quel volto, quella voce sono tutto ciò che ad Alina Marazzi resta della madre, morta suicida quando lei aveva sette anni. La regista cerca di ricostruire la sua esistenza tramite il montaggio di sequenze filmate dal nonno materno fra il 1920 e il 1970. Le immagini mute sono accompagnate dalla canzone registrata di nascosto alla stazione di Milano e dalla voce della regista, che legge le lettere e i diari scritti dalla madre nel corso della propria vita ma anche i referti medici degli ospedali psichiatrici dove la donna ha trascorso lunghi periodi.

Alina Marazzi, perde la madre nel 1972, a soli 7 anni. Non ha molti ricordi della donna, ma come lei stessa racconta, in un armadio a casa dei nonni era racchiusa tutta la memoria visiva della sua famiglia, impressa su filmati girati dal padre della mamma con una cinepresa amatoriale 16 mm. Qualche anno fa l’autrice ha preso coraggio e ha iniziato a guardare queste vecchie pellicole con grande curiosità ed emozione.
Del suo film sulla madre la regista dice: «Un tentativo di ridarle vita anche solo sullo schermo, un modo per celebrarla ricordandola. Per quasi tutta la mia vita il nome di mia madre è stato ignorato, evitato, nascosto. Il suo volto anche. [...] Raccontare la storia di mia madre attraverso questi vecchi filmati è stato per me ridare dignità al ricordo della persona che mi ha messo al mondo. E' un regalo che voglio fare a me, a lei, a tutti i figli e a tutti i genitori. Con questo lavoro vorrei anche trasmettere il fortissimo sentimento di nostalgia che ho provato nel guardare queste immagini per la prima volta. Non solo nostalgia per una mamma che non c'è e non c'è mai stata, ma anche nostalgia per tutto quello che è stato e che non tornerà, per quello da cui veniamo e al quale ci sentiamo più o meno consapevolmente legati. La nostalgia come sentimento necessario per il superamento di una perdita. La nostalgia come condizione essenziale per vivere. Nel film ho voluto evocare queste atmosfere e sentimenti che, credo, toccano ognuno di noi».
Attraverso Un’ora sola ti vorrei emerge con forza sconvolgente una delle fondamentali potenzialità affettive del cinema: rendere presente l’assente.

Elementi per la discussione
· L’assenza della figura materna.
· La perdita di un genitore.
· L’importanza dei ricordi.
· Il dolore dell’autrice.
· Il cinema come strumento che rende presente quello che non c’è.
· Il cinema come mezzo in grado di suscitare e trasmettere emozioni.

 

FOTO GALLERY