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UNA
LUNGA DOMENICA DI PASSIONI Francia, 1919. Mathilde, una ventenne orfana e claudicante che vive con gli zii in un villaggio della Bretagna, è ancora in trepida attesa che l'uomo che ama, Manech, ritorni dalla guerra. Si sa, però, che cinque soldati sono stati condannati a morte perché automutilatisi per non voler combattere e che Manech era tra loro. I disertori erano stati gettati oltre le trincee, in una terra di nessuno chiamata Bingo Crepuscolo. Una lettera informa la ragazza che il suo fidanzato è ancora vivo, sia pur ferito. Grazie a un poliziotto privato e un amico avvocato, Mathilde inizia una lunga ricerca da un punto all'altro della Francia, fino in Corsica. Dapprima incontra una prostituta, Tina Lombardi, che ha ucciso l'ufficiale responsabile della morte del suo fidanzato, uno dei condannati. Poi, grazie a un documento riservato, la ragazza trova un'altra fidanzata e nuove tracce del suo amore. Finalmente una nuova lettera le dà notizia che Manech vive in una villetta, dove è rieducato per aver perso la memoria. La
Prima Guerra Mondiale diventa il contenitore di un grande tema: la compresenza
di morte e vita. Il collage visivo, già presente ne Il favoloso
mondo di Amélie dello stesso autore, diventa repertorio di immagini
e luoghi del nostro mondo detto "necrocratico". Là, cioè,
dove conviviamo con «tombe, case, leggi, parole, immagini, sogni,
rituali, monumenti e gli archivi costituiti dalla letteratura, le cui
voci hanno sempre un qualche carattere postumo» (cfr. Robert Pogue
Harrison, Il dominio dei morti, Fazi). In un flusso simultaneo di tempi
differenti (flashback) e immagini di natura diversa (pittura, fotografia,
precinema, fumetto, cinegiornale, documentario, cinema analogico, digitale),
la ricerca di Mathilde conferma i "fondamenti umici" «dei
mondi in cui viviamo, il cui contenuto è stato sepolto in modo
che possa essere riproposto in futuro. L'umico racchiude la storia non
conclusa di ciò che è trapassato». Mathilde crede
ancora nell'esistenza di Manech perché il suo amore si sforza e
s'ingegna di convivere con memoria, morti, reduci, documenti nascosti,
false testimonianze, come una necessità vitale. La fine della sua
ricerca conferma la natura "necrofora" del mondo ma anche l'importanza
della memoria e della fantasia. Analogamente, tra melodramma e struttura
a scatole cinesi, da un romanzo documentato e ispirato a fatti veri, Jeunet
reagisce al "senso di morte" della grande vicenda storica moltiplicando
e intrecciando racconti e personaggi. «Così come la guerra
uccide le storie, e tutte le riduce alla medesima irrilevanza, l'amore
di Mathilde le suscita, le moltiplica, le intreccia. E in platea si fa
bene a lasciarsene travolgere, senza domandarsi come in uno stesso film
possano stare trincee colme di morti, albatros in volo nel vento di Bretagna,
prostitute ribelli e vendicatrici, paesi assolati e taciturni di Corsica,
zii amorevoli e apprensivi, fruttivendole polacche delle Halles, poliziotti
privati più furbi d'una faina, postini allampanati e orgogliosi
della loro bicicletta, avvocati di buon cuore. [
] Questa molteplicità
ricca di immagini, di stili, di prospettive sembra non essere che un "risarcimento"
che la regia deve a sé e a noi, un contrasto felice del triste
vuoto di passato e di futuro su cui il film si apre» (R. Escobar,
"Il Sole-24 Ore", 20-2-2005). Complice è la tecnologia
digitale che, grazie al trattamento informatico delle immagini e alla
preparazione attraverso storyboard e modellini minuziosi, consente all'autore
francese di mescolare, molto efficacemente, realismo e visionarietà,
passato e presente (del cinema), eredità pittorica (Impressionismo)
e imitazione fotografica. Percorsi
didattici Nota
di redazione |