ALLA LUCE DEL SOLE
Regia Roberto Faenza origine Italia, 2005 durata 90’ distribuzione 01 Distribution età consigliata dai 12 anni

Alcuni ragazzini danno in pasto cuccioli di gatto a cani rabbiosi da combattimento. L’ultima opera di Roberto Faenza parla di vittime innocenti, i bambini reclutati dalla mafia e, in particolare, di Don Puglisi.
Chiamato, nel 1990, dal Vescovo di Palermo a occuparsi della parrocchia di un quartiere disagiato alle porte della città — il Brancaccio — in meno di due anni Don Puglisi riesce a costruire un centro di accoglienza e, coadiuvato da un gruppo di volontari — con pazienza, coraggio e determinazione - raccoglie dalla strada decine di bambini e adolescenti. Ma capisce anche che, per incidere in quel tessuto sociale difficile e chiuso, bisogna fare di più: è necessario scontrarsi contro l’incomprensione della burocrazia e del potere politico per ottenere una rete fognaria, un distretto sanitario, una scuola…Ma la sua insistenza, le sue parole (“Gli assassini, coloro che vivono e si nutrono di violenza, hanno perso la dignità umana. Sono meno che uomini, si degradano da soli, per le loro scelte, al rango di animali”) e la sua tenacia lo portano a entrare in conflitto con gli interessi del potere mafioso, da sempre dominante nel quartiere e non solo. Prima avvertimenti, poi minacce. Ma Don Puglisi non si ferma, non si arrende. Il 15 settembre 1993 viene ammazzato.

Sono gli anni delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, dove perdono la vita i giudici Falcone e Borsellino; nel film c’è un omaggio a questi due uomini che, come Don Puglisi, sono diventati eroi loro malgrado.
Hanno molto in comune queste tre persone: siciliani, sono cresciuti insieme a quelli che saranno i mandanti dei loro omicidi; credono negli ideali giusti fino ad accettare la morte.
Don Puglisi ha fiducia soprattutto nei bambini, nei giovani di certe zone, da sempre vivaio di manovalanza criminale. Bambini e ragazzi intelligenti, generosi, ricchi interiormente, a cui nessuno dà nulla: né la Chiesa, né le istituzioni, né la scuola. Giovani che non hanno possibilità di scelta, perché la mafia li assolda e lo Stato li ignora. Le prime sequenze, ambientate in un quartiere in cui la mafia - prima dell’arrivo del “parrino” - non ha ostacoli, rendono bene l’idea di un ordine precostituito e immutabile. Quell’ordine che diventa un muro di gomma contro cui l’eroico sacerdote si scontrerà.
La fotografia predilige tinte chiare che descrivono bene l’assolato deserto del Brancaccio, tinte che contribuiscono a costruire una sensazione di solitudine e di omertà che si crea intorno al sacerdote e ai suoi pochi, fedeli collaboratori (uno degli “uomini d’onore” dice al giovane diacono Gregorio: “Chi dà da mangiare alla gente qui? La Chiesa? Lo Stato? No, noi diamo da mangiare alla gente!”).
Don Puglisi entra in comunicazione con i piccoli del Brancaccio (insegna loro le regole del gioco del calcio per trasmettere i valori positivi, l’onestà, la disciplina); vive la loro quotidianità per le strade; entra nelle loro case, in quegli squarci familiari dove regnano violenza, sopraffazione, omertà.
Tutti i giovani del film sono attori non professionisti che interpretano se stessi. Molti di loro non sono stati battezzati, ma per Don Puglisi questo non è importante: l’evangelizzazione deve passare attraverso le azioni.
Il cinema di Faenza è, spesso, un cinema impegnato, civile. Un cinema che ha valore di testimonianza e di memoria perché, come afferma lo stesso autore, “Amo dar voce a chi non ha avuto la parola”. Faenza sa manovrare la macchina da presa in fluidi carrelli, ma sa anche costruire un film asciutto in cui il rapporto tra lo spazio e i personaggi assume una dimensione fondamentale nel descriverne la psicologia, così come i contrasti di luce o l’attenzione ai gesti quotidiani: a questo proposito, ricordiamo la scena della processione del santo, sospesa in un’atmosfera tra il magico e l’espressionista, con Don Puglisi e i ragazzi che si aggirano per le vie del Brancaccio senza incontrare anima viva, mentre i mafiosi festeggiano la ricorrenza fra cantanti e fuochi d’artificio.
Don Puglisi è stato ucciso perché è stato lasciato solo, abbandonato in una condizione di fragilità. Abbandonato dallo Stato, ma anche dalla Chiesa (che durante il processo non si è costituita Parte Civile perché non crede nella Giustizia Umana). Faenza ha svolto un accurato lavoro di indagine, basato sulle testimonianze dei discepoli del parroco e sulle risultanze dell’inchiesta e ha realizzato non un film anti-mafia, ma un film che parla di un Uomo che svolge con passione la propria missione, che combatte le piaghe del nostro tempo: il capitalismo, lo sfruttamento, la disuguaglianza.
Un uomo semplice che — come spesso accade in Italia — è diventato un eroe perché ha pagato con la vita i suoi sforzi per migliorare il mondo. Alla “banalità del Male”, come Hanna Arendt (riferendosi alla pratica nazista dello sterminio) ha definito la natura profonda dell’inclinazione omicida di massa, Don Puglisi ha risposto con le sole armi della mansuetudine e del coraggio, proprie di Gesù.

Spunti di riflessione
*Secondo te, quale potrebbe essere il ruolo della scuola e della famiglia per migliorare la qualità di vita dei ragazzi raccontati nel film?
*Confronta la realtà giovanile descritta nel film con la quotidianità tua e dei tuoi coetanei.
*Quali sono secondo te i valori che oggi dovrebbero essere ri-affermati per vivere in una società civile? Chi sono i “veri eroi” oggi? Fai alcuni esempi.
*Il cinema può essere utile per mantenere viva la memoria storica e per non dimenticare chi si è sacrificato per rendere migliore la realtà?
*Commenta le frasi di Padre Pugliesi : “Amo dar voce a chi non ha avuto la parola” e “ Non ho paura di morire, se quello che dico è la Verità”. Nella prima a chi si riferisce? E quale Verità vuole affermare?

Percorsi didattici
*Con l’aiuto degli insegnanti prova a ricostruire la genesi della Mafia in italia. Oltre alla mafia siciliana conosci altre organizzazioni criminali? Sono ancora attive? Raccogli e commenta alcuni articoli di quotidiani.
*Confronta le biografie di Don Puglisi e dei giudici Falcone e Borsellino. Ritieni giuste le loro scelte?
*Conduci una ricerca filmografica sul tema della mafia (I cento passi, Placido Rizzotto ecc.) ( vedi catalogo Arrivano i Film 2001/2002) e confronta le opere dal punto di vista del contenuto e della forma.

 

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