LES CHORISTES — I RAGAZZI DEL CORO
Titolo originale Les choristes regia Christophe Barratier origine Francia/Svizzera/Germania durata 95’ distribuzione Filmauro età consigliata dai 12 anni

Un famoso direttore d’orchestra, di ritorno dai funerali della madre, trova ad attenderlo un vecchio compagno di scuola. Insieme, sfogliano il diario del loro professore di musica, anch'egli scomparso da poco. Torniamo al 1949, nella Francia povera e impaurita del dopoguerra, dove il professor Clément Mathieu viene assunto come ‘sorvegliante’ in un istituto di rieducazione per minori. Il clima è durissimo. Una disciplina ferrea imprigiona i ragazzi. Il nuovo arrivato cerca un approccio diverso, basato sulla comprensione e sulla tolleranza. Riunisce i suoi ragazzi in un coro, fa loro cantare le musiche da lui composte e mai pubblicate per timidezza, scopre in Pierre Morhange, chiuso, scontroso, una voce d'angelo, s’innamora della madre del ragazzino. Nonostante le difficoltà, create anche dall’arrivo di un ribelle, il successo sembra arridere per l’interesse della contessa benefattrice della scuola. Mentre il direttore si reca a ricevere un’onorificenza, scoppia un incendio di cui viene accusato il sorvegliante. Licenziato, si allontana salutato dall’affetto di tutti, portando con sé un suo alunno orfano, che gli chiede accoratamente di poterlo seguire.

Les choristes è un film volutamente semplice, ispirato a La cage aux rossignols, di Jean Dréville (1945), ingenuo, prevedibile negli snodi narrativi e nel delineare i caratteri: eppure incanta e sollecita, attraverso il meccanismo dell’identificazione facilitata dal salto temporale nel passato dell’infanzia, quell’abbandono alla finzione che è la quintessenza della magia del cinema. Adattissimo, quindi, a essere presentato in ambito didattico, per l’esperienza emotiva che fa vivere, e che può innescare un percorso razionale, d’immediata comprensione, sorretto dall’interesse.
Il film è tutto narrato in flash back, incorniciato da due brevi momenti, in apertura e in chiusura, che ci proiettano subito nella dimensione del ricordo e della nostalgia. Questo spiega l’atmosfera particolare del film, pervasa di dolcezza. Sono due uomini che rievocano la loro difficile infanzia, superata bene per merito di un piccolo grande uomo, Mathieu, il professore di musica che, perso ogni sogno, giunge per lavorare come sorvegliante in un tetro istituto per ragazzi ribelli, disadattati, dal nome emblematico: Le Fond de l’Etang, ossia Il Fondo dello Stagno.
Retto con metodi dispotici da un direttore nevrotico, che ha fatto una teoria del sistema repressivo (azione-reazione, è la sintesi), il collegio è l’icona di un universo scolastico cupo. Adulti e ragazzi che lo abitano, il vecchio custode burbero e bonario, il piccolo orfano sempre in attesa dei genitori, il ragazzo violento, irrecuperabile, lo strambo professore di matematica, lo stesso Clément Mathieu, oltre a “monsieur le directeur”, ovviamente, non sono indagati nelle loro psicologie.
Come spesso succede nel mondo dei ricordi, gli eventi perdono la loro complessità; lo sguardo affettuoso che rianima un tempo fortunatamente perduto permette di semplificare temi e caratteri. Anche le dinamiche relazionali tra i ragazzi non hanno peso narrativamente. Lo stesso sfondo storico è presente indirettamente, in alcuni dialoghi.
Tutto il film è retto dalla figura del “buon maestro” alle prese con il gruppo dei “suoi” ragazzi, così come probabilmente lo idealizza il grande pubblico. E’ un personaggio alla Chaplin quello interpretato con sapiente misura da Gérard Jugnot, il francese medio, dalle virtù nascoste. Fede incrollabile nella bontà della natura umana, alla Rousseau, passione per la musica, e il piccolo uomo senza qualità, impegnato quotidianamente e goffamente nell’immane lavoro di costruire umanità, riuscirà a fare dell’Arte il grande mezzo per “educare”. Dare uno scopo allo stare insieme, suscitare un interesse, obbligare ad ascoltarsi reciprocamente per raggiungere l’armonia del canto: cose semplici, risapute e spesso rappresentate dal cinema.
Rispetto e dignità tornano in primo piano; una classe scatenata diventa un coro di piccoli uomini. Ma tutto questo non porterà, apparentemente, felicità e successo al nostro protagonista. La sua collezione di fallimenti sembra non avere termine: licenziato dalla scuola, rifiutato dalla madre dell’alunno solista/voce d’angelo, di cui era innamorato, se ne andrà, salutato, in un finale da Attimo fuggente, dall’affetto di tutti i suoi ragazzi.
Si esce confortati e sollevati da un film simile, che tuttavia non fa concessioni al patetico, dosando con cura commedia e dramma, con una giusta dose di tenerezza, sensibilità, nel trattare temi e personaggi. Tutto procede con grazia e discrezione, con umorismo anche, come nel migliore artigianato. Un piccolo film, sobrio, modesto, come il suo protagonista, che del buon tempo andato ha tutto il fascino e il sapore antico: un omaggio al cinema degli anni ’40.

Spunti di riflessione
*Perde il professor Mathieu, come persona, ma consente ad altri di avere una vita diversa, per un attimo o per il futuro. Cosa significa riuscire nella vita? Chi è davvero il perdente?
*Pazienza, sacrificio, bontà sono ancora valori?
*Il non rispetto delle regole, l’indisciplina, sono sempre frutto dell’esercizio arrogante dell’autorità? E l’inquietante ‘ribelle’ allontanato dal collegio?

Percorsi didattici
*Infanzia e cinema in Francia: il filone che va da Vigo a Truffaut, al Louis Malle di Arrivederci ragazzi (vedi catalogo Arrivano i Film 1996/1997)
*Il collegio, luogo topico della narrazione: i diversi modi di rappresentarlo, da Charles Dickens al Giornalino di Giamburrasca.
*Il buon maestro: da L’attimo fuggente al bel documentario di Nicolas Philibert, Essere e avere (vedi catalogo Arrivano i Film 2003/2004), col suo maestro di campagna dei giorni nostri.
*Il dopoguerra in Francia. E in Italia? Ricerca attraverso i film del neorealismo (Ladri di biciclette), ma anche di Totò, il grande narratore della ‘fame’ (Totò cerca casa).
*I grandi perdenti: i puri, i cuori semplici, da Francesco a L’idiota di Dostoevskij.

 

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