HOTEL RWANDA
Regia Terry George origine Canada/GB/Italia/Sud Africa 2005 durata 121’ distribuzione 01 Distribution età consigliata dai 15 anni

1994, Kigali. La maggioranza Hutu, dopo il colpo di stato, assume il controllo del Ruanda e dà inizio a un massacro pianificato nei confronti dell’etnia Tutsi. Non solo i soldati, ma gran parte della popolazione Hutu si scaglia armata di machete, spinta da un’incessante propaganda radiofonica, contro i propri vicini di casa, colpevoli di essere nati tutsi.
In questo drammatico scenario, Paul Rusesabagina, Hutu sposato con Tatiana, una donna Tutsi, direttore dell’albergo Milles Collines, che solitamente ospita europei, uomini politici e rappresentanti delle Nazioni Unite, cerca di mettere in salvo dapprima la propria famiglia, in seguito un numero crescente di gente in fuga.
Mentre i soldati Onu lasciano progressivamente il paese, l’hotel si popola di uomini, donne e bambini, sotto la costante minaccia di gruppi armati di Hutu. Paul riesce con tenacia (spesso corrompendo militari governativi) a proteggere gli ospiti, aiutato da un manipolo di soldati Onu, sotto il comando del colonnello Oliver.

Solo negli ultimi vent’anni, quando l’insegnamento presunto della storia dovrebbe aver inciso significativamente, sono scoppiati i conflitti nell’ex- Jugoslavia, in diverse zone africane, gli eterni scontri in Medio Oriente. In particolare il Ruanda nel ’94 è stato teatro, nell’indifferenza generale, di un genocidio senza precedenti (nel rapporto tra vittime e tempo delle esecuzioni), che ha contato un milione di morti e configurato un esodo verso i paesi vicini, che si è intrecciato con i destini di altre popolazioni africane. Altri disperati. Altri dimenticati.
Per tornare a parlare di quella guerra dimenticata, e non dimenticare che altri inferni stanno lacerando l’Africa, continente senza pace e dilaniato dalla miseria, Terry George confeziona un film imperfetto stilisticamente, ma che ha il merito di raggelarci sulle poltrone e di riaprire gli occhi su una catastrofe umanitaria che pare non averci insegnato nulla.
È stato spiegato, a distanza di tempo, di come questa sia stata una guerra civile costruita, pianificata a tavolino, dove gli Hutu si scaraventano sui Tutsi incitati dalla radio, il più semplice dei divulgatori di massa, ma il più efficace. Fratelli contro fratelli, gemelli con marchi di fabbrica leggermente diversi (nei dettagli forse), tanto da far gridare una piccina “ti prego, non uccidermi, prometto di non essere più Tutsi”, come in altri luoghi e in altri tempi, altri genocidi, altre mattanze a marcare ridicole differenze, per nascondere bassi interessi di pochi profeti del potere. Così le strade del Rwanda si colorarono di rosso: migliaia di persone giacevano nella polvere sbranate da denti di machete. Bambini compresi. A centinaia.
Il taglio da fiction televisiva del regista, a tratti può irritare, ma al tempo stesso George non rinuncia a meccanismi che coinvolgono il pubblico fino al fasullo happy- end. Perché dopo aver giocato con la memoria rimossa dello spettatore, chiamato a ripescare indietro di dieci anni tra le immagini da Tg delle 20 mescolate tra un primo e un secondo, lo affonda poi con la miseria di un presente che racconta di altre tragedie; dell’occidente civilizzato e redento che sventolando l’Onu, ora come vessillo, ora con fazzoletto da raffreddore, continua a scegliere le mischie migliori come fossero opzioni di un videogame.
Per questo il finale non lascia speranze. Per questo per tutto il film George ha lasciato fuori campo lo spettacolo delle mutilazioni, raccogliendo qua e là le tracce rosse del sangue innocente di chi non ha avuto la fortuna di riparare tra le stanze dell’hotel, di incrociare la disperazione dell’Hutu Paul, sorta di Schindler africano. Al regista basta e avanza per costruire nello spettatore le immagini mancanti, in un meccanismo che dopo aver sollecitato la domanda “ma dov’ero io in quei giorni”, scoperchia il rimosso e risponde impietoso: eri seduto impotente e continuavi a cenare, fingendo che quel mondo non fosse anche tuo e lo sterminio di un popolo non ti appartenesse.

Spunti di riflessione
*Hotel Rwanda racconta gli eventi che sconvolsero la zona centrale dell’Africa nel 1994. Cosa sapete in proposito?
*Il regista sceglie di raccontare la tragedia attraverso il personaggio di Paul e la storia vera della sua famiglia. Quali i motivi di questa scelta?
*Come spieghi l’accanimento degli Hutu nei confronti dei fratelli Tutsi? Attraverso quale mezzo di comunicazione di massa vengono incitati gli aggressori?
*Sullo sfondo del massacro il regista ci racconta di un Africa corrotta e un occidente assente. Che relazioni ci sono tra queste due componenti?
*Le figure di Paul e del colonnello Oliver non sono così distanti: sono accomunati da una sensibilità comune. Delineare le differenze che intercorrono tra i due significa comprendere l’atteggiamento dell’Onu nei confronti del genocidio.

Percorsi didattici
*I conflitti che attanagliano l’Africa sono numerosi. Attraverso un percorso storico, dal settecento a oggi, realizzare una ricerca che possa spiegare le ragioni di una simile catastrofe, dalla colonizzazione, alle indipendenze, allo sfruttamento indiscriminato del sottosuolo, alla corruzione. In un secondo momento sarà possibile focalizzare l’attenzione sulla storia del Ruanda per proporre un confronto.
*Cos’è l’etnia. Ricercarne il significato attraverso uno studio storico, geografico e sociale, per comprendere il problema degli arbitrari confini che separano gli stati africani.
*Come trattano gli organi di informazione i problemi africani? L’attenzione dei mezzi di comunicazione di massa alle guerre dimenticate: esaminare TG, documentari, programmi di intrattenimento e orari di messa in onda aiuta a comprendere quanto rimangano lontane catastrofi umanitarie di enorme portata.

 

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