DUE FRATELLI
Titolo originale Deux frères/Two Brothers regia Jean-Jacques Annaud origine Francia/Gran Bretagna 2003 durata 109’ distribuzione Medusa età consigliata: dai 9 ai 12 anni

Cambogia anni venti. Nella giungla, tra le rovine di un antico tempio, una coppia di tigri vive con i due cuccioli appena nati. L’arrivo del cacciatore Aidan McRoy (questa volta in cerca di oggetti d’arte) muta per sempre la vita dei felini. Il padre tigre assale uno degli indigeni del gruppo di McRoy e viene abbattuto dal cacciatore il quale trova sotto il suo corpo uno dei due cuccioli. Lo chiama Kumal e si prende cura di lui. Arrestato per traffico di materiale archeologico e liberato grazie all’intervento interessato del governatore francese, McRoy si vede privare di Kumal che viene venduto a un circo dove è addestrato a colpi di bastone. Il fratello ha una sorte diversa. Sfuggito alla caccia del principe locale viene ‘adottato’ da Raoul, il figlio del governatore, che lo tratta come un gattone e gli dà il nome di Sangha. La giovane tigre cresce e un giorno, spinta solo dall’istinto, sbrana il cane di casa. La madre del ragazzo non esita a privarsi del felino nonostante i disperati tentativi di difesa del figlio. Passa del tempo e un giorno si decide di organizzare un combattimento tra tigri in cattività. Sono i due fratelli a doversi affrontare ma ben presto si riconoscono e rinunciano alla lotta riuscendo anche a fuggire. Vengono inseguiti ma si aiutano a vicenda. Ora Raoul raggiunge Sangha e lo invita a nascondersi nel folto della foresta. Solo lì potrà vivere come si confà a un animale della sua specie. Le due tigri si allontanano insieme.

Il film di Jean-Jacques Annaud si colloca nel filone di una ricerca, avviata anni fa con L’orso, che mira a saggiare (e a cercare di valicare) i limiti del cinema. Il regista francese porta infatti sullo schermo come protagonisti animali il cui addestramento è possibile ma non garantito totalmente e “gioca” ad elaborare in sede di sceneggiatura una fusione tra invenzione narrativa e vita allo stato naturale. Due fratelli si presenta quindi come un’opera interessante proprio per questo doppio livello di ricerca. E’ quindi possibile rilevare come la macchina da presa apra e chiuda il film nella Natura anche se le tracce della presenza dell’uomo (i resti del tempio) sono subito esplicitate. Non è un caso che il corteggiamento e l’accoppiamento tra le due tigri vengano proposti subito. E’ la vita che continua il suo ciclo. Alla fine sarà ancora la forza della vita con il suo ciclo riproduttivo a far tornare definitivamente i due felini nel loro habitat naturale. Così come Mowgli, ne “Il libro della giungla” di Kipling fa ritorno al villaggio degli umani così Kumal e Sangha non possono che ritornare nella giungla.
Si noti poi come le loro storie (divise inizialmente per poi riunirsi) sottolineino un diverso rapporto di “snaturamento” della loro istintualità. Gli uomini del circo forzano Kumal con esercizi e percosse finalizzando il tutto allo “spettacolo” e spingendo l’animale ad andare contro la propria natura (v. il cerchio di fuoco il cui superamento diventerà alla fine occasione preziosa di salvezza per i felini). D’altro canto anche la famiglia di Raoul (che pure tratta bene Sangha) pretende che la bestia si comporti come un cucciolo di gatto e non per quello che è. L’unico a capire che lo sbranamento del cane di casa non è originato da ‘cattiveria’ ma fa parte dell’istinto di Sangha è proprio il bambino. Qui possiamo innestare un’ulteriore riflessione sul rapporto tra uomo e animale. Annaud sembra sviluppare una sua tesi: chi meglio comprende la vera natura delle bestie sono il cacciatore e il bambino. Il primo (strana figura oscillante tra le “prede” animali e quelle “artistiche”) ha dovuto imparare a conoscere approfonditamente gli oggetti delle sue attenzioni di predatore umano. Il secondo sente anch’egli ‘per istinto’ (non ancora del tutto corrotto dalla “civiltà”) quali sono le scelte giuste da compiere mettendo anche a repentaglio la propria sicurezza.
Tra questi due poli si muove un’umanità da film d’avventura esotica dei vecchi tempi. Si osservino le caratterizzazioni del governatore e della di lui consorte (con qualche ammiccamento comicamente erotico). Si veda il principe cambogiano (impacciato ma non del tutto stupido) con la sua compagna occidentale totalmente svampita. Si analizzi la torva cattiveria dell’allenatore del circo. Ci si accorgerà che qui Annaud inserisce un altro livello di lettura destinato a mettere in ridicolo il potere (sia quello autoctono che quello dei colonizzatori interessati a depredare il territorio sotto le mentite spoglie dei portatori di civiltà).
Potrà risultare interessante comunicare agli allievi che ben 30 tigri sono state utilizzate per portare a termine le riprese. Ognuna è stata utilizzata per un aspetto del suo carattere che poteva essere inserito nelle riprese senza forzarla. Una tigre materna per la madre, un maschio indebolito per la vecchia tigre, due giovani virili per i due fratelli cresciuti. Per chi legge l’inglese potrà essere molto interessante visitare il sito: www.twobrothersmovie.net

Spunti di riflessione
*La “caccia grossa”, i “safari” hanno un senso?
*Gli animali possono essere tolti dal loro habitat?
*Gli animali provano sentimenti?
*Per girare un film con gli animali non si chiede, evidentemente, il loro consenso. E’ giusto?
*Quali sono le differenze più considerevoli tra questo e altri film con animali protagonisti?

Percorsi didattici
*Il rapporto tra uomini e animali selvatici nel corso della storia. (dalla caccia al pitone in casa).
*Habitat naturale e vita delle tigri.
*La tigre nei documentari (diversità di rappresentazione e di “lettura” della loro aggressività).
*L’Oriente al cinema visto dagli Occidentali. Tra stereotipi e documento

 

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