COME
PRIMA
Regia Mirko Locatelli origine
Italia, 2004 durata 60 distribuzione
Cinemaindipendente.it età consigliata
dai 14 anni
( vincitore del Premio Paesaggi Umani al Filmmaker Festival 2004
realizzato anche con il contributo di Regione Lombardia)
Andrea
ha 17 anni, vive a Milano in un quartiere popolare. A causa di un incidente
in motorino, diventa tetraplegico.Dopo circa un anno di terapia e riabilitazione
in ospedale, è il momento di ricominciare a vivere: Andrea torna
a casa, riscopre gli ambienti che gli erano familiari, il suo quartiere,
la sua casa, la sua stanza di adolescente come tanti. Tutto gli sembra
cambiato, ostile, diverso. Solo le persone che gli sono state sempre vicine
sono rimaste le stesse; attente e affettuose concentrano tutti i loro
sforzi per far sì che tutto sembri uguale, vivibile, come
prima: sua madre, suo fratello, il suo migliore amico e la sua ragazza.Inizia
un percorso di accettazione e di consapevolezza per Andrea e per chi gli
sta intorno.Con molta fatica, Andrea cerca di ricostruire i rapporti umani
con il mondo che lo circonda, scontrandosi con lignoranza, la paura
e i disagi.Lo scontro più duro coinvolge suo padre: lontano già
da qualche anno dalla famiglia, torna per dovere accanto ad
Andrea.Egli crede di poter metter da parte la propria depressione concentrandosi
sui problemi di suo figlio; non comprende però i sentimenti e i
bisogni del ragazzo.
Nonostante gli sgomenti, gli episodi spiacevoli e le difficoltà,
Andrea capirà che varrà la pena di lottare e di crescere,
con la sua famiglia e i suoi amici.
Schematicamente
possiamo dividere la storia di Andrea in due fasi: Andrea torna a casa
dopo lospedale e la riabilitazione; allinizio è piuttosto
confuso, smarrito, pessimista. Fatica ad accettare il cambiamento, a riadattarsi
alla quotidianità, ad affrontare le persone, la città
Credo
che chiunque subisca un trauma del genere affronti più o meno gli
stessi problemi, abbia gli stessi scontri, le stesse debolezze.
Andrea subisce lincidente nelletà forse più
difficile, problematica: quasi tutti gli adolescenti vivono male letà
di passaggio verso quella adulta, spesso non accettano il loro corpo e
guardano al presente e al futuro con incertezza. Per Andrea la situazione
si complica, proprio in una fase della vita di scelte e di costruzione.
La storia di Andrea è positiva; il finale è aperto, non
è un classico lieto fine, ma sicuramente ottimista.
Il messaggio è che comunque, disabili o no, la vita riserva a tutti
cose belle e cose brutte, e, seduti o in piedi, vanno affrontate. Vorrei
che le persone non pensino ai disabili come poverini, sfortunati,
deboli; certo un handicap fisico può essere limitante, ma il valore
di una persona, o il grado di felicità non si misura
su quei limiti, che spesso anzi sono dovuti a mancanze indipendenti dai
disabili stessi (le barriere architettoniche ad esempio). Una persona,
qualunque sia la propria condizione fisica, ha un valore unico, per i
suoi sentimenti, le sua passioni, i suoi difetti; so che può essere
considerato un concetto scontato, banale, ma mi rendo conto invece che
non lo è affatto, neppure per i disabili stessi; molti vedono una
soluzione ai propri problemi possibile solo con la scomparsa della loro
disabilità, e dimenticano di coltivare i propri interessi, di crescere,
di realizzarsi così come sono.
Non ha senso, a mio avviso, sperare in breve tempo nei miracoli della
medicina: è importante che la ricerca perseveri, che in un prossimo
futuro scompaiano molte disabilità ora permanenti, ma, oggettivamente,
oggi i disabili dovrebbero vivere al massimo delle loro possibilità,
senza vanificare il loro tempo in sterili speranze o piagnistei.
Lo spazio dedicato alle diversità nel cinema è poco e soprattutto
deviato, deviato da una visione deformante della realtà. Il disabile
nei film deve essere sempre e per forza una persona speciale,
una ricchezza da imparare ad apprezzare; cè sempre spazio
per quel personaggio sfortunato che prende coscienza della sua sfortuna,
della sua diversità e che è depositario di una verità
filosofica da comunicare a qualcuno.
Nel mio film il ragazzo disabile non sarà speciale,
o se lo sarà non lo sarà di certo in quanto disabile, lo
sarà invece nella misura in cui lo sono i suoi coetanei, lo sarà
come ragazzo di diciassette anni che cerca una strada, lo sarà
come lo sono tutti gli altri e lo sarà come lo è il mondo,
abitato da personaggi belli, attraenti, malvagi, ottusi, onesti, divertenti,
sgraziati: sarà una voce, un corpo e unanima come tante altre
nel cinema, parlerà di se in modo naturale e troverà una
strada proprio grazie a questo.
Come
complemento alla proiezione del film è possibile invitare il regista
e gli autori per un dibattito con gli studenti.
Per
informazioni:
Ufficio Stampa Cinemaindipendente.it
via Veneziano, 5 - Milano
Tel. 02.56.96.469 Fax 02.700.512.575
comeprima@cinemaindipendente.it
sito web http://www.cinemaindipendente.it/comeprima/
Responsabile progetto: Giuditta Tarantelli 347.91.55.194
|