A
CASABLANCA GLI ANGELI NON VOLANO
Titolo originale A Casablanca les anges ne
volent pas regia Mohamed Asli origine
Italia/Marocco, 2004 durata 90
distribuzione Istituto Luce età
consigliata dai 15 anni
La
storia intreccia le vicende di tre uomini che dalle aree montuose del
Marocco si sono trasferiti a Casablanca per lavorare. La linea narrativa
principale e più drammatica ha come protagonista Said, le altre
linee sono meno tragiche ma egualmente esemplari.
La famiglia di Said vive in un povero villaggio sperduto tra le montagne.
Sua moglie Aicha è incinta e cerca di sopravvivere al gelido inverno
insieme agli altri figli. La donna, contraria fin dal principio alla partenza
del marito per la città, gli chiede di tornare: Casablanca è
pericolosa, fagocita gli esseri umani e sta allontanando Said da lei e
dalla sua terra.
Luomo lavora in un ristorante insieme a due amici, Ottman e Ismail.
Per loro la vita non è facile: Ottman non pensa ad altro che alla
sua unica ricchezza, un cavallo che ha lasciato alle cure della madre
cui manda appena può orzo e pane secco. Ismail ha visto un paio
di scarpe molto costose che diventano la sua ossessione.
Ma anche le più semplici e comuni aspirazioni della vita sono destinate
al fallimento. Ismail acquista le scarpe che tanto desidera ma le strade
luride della città le rovinano e per proteggerle le avvolge in
sacchetti di plastica nera. Per Said e Ottman invece non è più
possibile dividersi tra il lavoro in città e i legami con la terra
dorigine: Aicha muore dopo il parto e Said, che nel frattempo lha
raggiunta, non fa in tempo a portarla da un medico; Ottman, temendo che
il cavallo gli venga rubato, decide di portarlo con sé in città
ma le strade caotiche spaventano lanimale che disarciona luomo
e scompare nel traffico.
Il
film si divide tra due spazi tra loro inconciliabili: la città
e il paese di montagna.
Al paese manca tutto, persino il necessario per la vita quotidiana, domina
il paesaggio con una natura arida e selvaggia che non permette il sostentamento
tantè che il villaggio si è spopolato ed è
abitato quasi esclusivamente da donne. Dominano il silenzio e gli spazi
estesi, lazzurro del cielo, il paesaggio innevato. È un villaggio
povero dove lanalfabetizzazione costringe le persone a dipendere
dai pochi che sanno scrivere e leggere anche solo per una lettera. Ma
anche qui è arrivata la modernità: esiste un solo telefono
cellulare con il quale gli uomini che lavorano in città danno loro
notizie. Lo strumento è spesso inutile, il campo di ricezione è
limitato e il suo malfunzionamento fa pensare agli anziani del villaggio
che sia un oggetto stregato.
La mitica Casablanca è mostrata come una città moderna,
caotica, rumorosa, sporca, piena di colori e spazi diversi (il mercato,
le terme, ristoranti e negozi, i quartieri dormitorio della periferia).
Per rendere conto della radicale diversità di questo spazio, lo
stile di regia muta avvalendosi di un montaggio più serrato che
lascia intravedere la vita e i ritmi della grande città. Come sentiamo
dalle parole pronunciate dal gestore del ristorante dove i tre uomini
lavorano, limperativo è guadagnare perché un
uomo senza soldi è un uomo inutile.
Said, Ottman e Ismail vivono in una condizione scissa: la città
offre attrattive e alimenta sogni che spesso non sono alla loro portata
(le scarpe costosissime, ad esempio) e in particolare Ottman e Said lavorano
sempre con il pensiero rivolto al villaggio che hanno abbandonato dove
vivono le persone per le quali si stanno sacrificando. Ma la città
è dura con loro, tantè che anche i loro più
modesti e semplici desideri sono destinati a non realizzarsi. Come viene
più volte sottolineato da Aicha e da altri personaggi secondari,
la città sembra allontanare gli uomini da loro stessi e dalle loro
famiglie, li fagocita sfruttando la loro forza-lavoro e offrendo illusioni
di una vita se non agiata, per lo meno più dignitosa.
È vero, il denaro guadagnato in città è importante
per la vita al villaggio ma ciò che manca realmente degli uomini,
è la loro presenza, il loro ruolo nella vita quotidiana. È
difficile, forse impossibile, mantenersi in bilico tra queste due realtà
e tra le richieste che ognuna di esse avanza nei confronti dei protagonisti.
Questa difficoltà a volte si tramuta in momenti comici ma intrisi
di profonda amarezza come nel caso di Ismail, ridicolo quando cerca di
difendere le scarpe nuove camminando per la strada (che alla fine copre
con due sacchi di plastica) o nel caso di Ottman che in sella al suo cavallo
riccamente decorato si ritrova a terra in mezzo alle auto che lo evitano
indifferenti mentre il cavallo fugge via.
Uno scontro dunque tra il lavoro, la città, il futuro da una parte
e la povertà, il paese, il passato dallaltra. Ma i sentimenti
e i legami affettivi non paiono essere un collante sufficiente.
Spunti
per la riflessione
*Lemigrazione come perdita dellidentità. La vita di
città trasforma i protagonisti?
*Qual è il rapporto che i protagonisti intrattengono con la terra
dorigine?
*Conosci persone che sono emigrate allestero o che si sono spostate
per lavoro allinterno dellItalia? Come hanno vissuto questesperienza?
Percorsi
didattici
*Anche gli italiani hanno conosciuto il fenomeno dellemigrazione
verso paesi stranieri o allinterno dellItalia. Approfondisci
questi temi con laiuto dellinsegnante di storia o seguendo
un percorso tematico attraverso il cinema. Ecco alcuni suggerimenti: Preferisco
il rumore del mare (Mimmo Calopresti, 1999) -vedi catalogo Arrivano i
Film 2000/2001, Così ridevano (Gianni Amelio, 1998), Pane e cioccolata
(Franco Brusati, 1973), Azzurro (Denis Rabaglia, 2000), Sacco e Vanzetti
(Giuliano Montaldo, 1971).
*Confronta Quando sei nato non puoi più nasconderti con A Casablanca
gli angeli non volano: da quale punto di vista uno stesso tema viene raccontato?
Con quali conseguenze?
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