DE IMAGINUM NATURA - LA NATURA DELL’IMMAGINARIO CINEMATOGRAFICO

Per me la natura è…Sai…I ragni, le cimici, e il pesce grosso che si mangia il piccolo, e le piante che mangiano le altre piante, animali che mang… E’ un enorme ristorante: così la vedo.
(Woody Allen a Diane Keaton in Amore e guerra)

Non accusare la natura, ha fatto la sua parte; tu limitati a fare la tua.
(John Milton Paradise Lost)

Se ci pensiamo, scopriamo che la nostra vita consiste in un rapporto con tutte le cose: pietre, terra, alberi, fiori, acqua, insetti, pesci, uccelli, creature, sole, arcobaleni, bambini, donne, altri uomini. Ma il rapporto più grande ed estremo lo abbiamo con il sole. (D.H. Lawrence)

“Personaggio, proteiforme e gigantesco, senza il quale il cinema non sarebbe quello che è. Certo, non è in tutti i film che la natura accede a questo rango.
(…) Allo stadio primario della drammaturgia, la natura è personalizzata come nemico, avversario da vincere e canalizzare per costringerla a divenire un ausiliario. (…)”
(voce Nature, a cura di Michel Chion, in Dictionnaire des personnages du cinéma, Bordas)
Spesso le narrazioni filmiche la rappresentano come minaccia assalitrice:
“Le sue intemperie (neve che ricopre, tempeste di sabbia che spazzano via, tornado che distruggono) e le sue variazioni climatiche estreme; le sue pieghe che si disseminano sul terreno (buchi, crepacci, sabbie mobili, cascate); il suo bestiario di animali predatori pericolosi per l’uomo, rappresentano risorse drammatiche per aiutare un personaggio a rivelarsi nell’avversità o nella sfida, o per fargli re-incontrare il suo destino. (…)
I film appartenenti al genere detto ‘catastrofico’ (…) hanno spesso ricorso a una utilizzazione ‘biblica’ dell’epidemia o della catastrofe come calamità inviata da una divinità corrucciata”. (Michel Chion)
Ma Il cinema, alcune volte, ha anche rivolto lo sguardo su una natura sorprendente e, a sua volta, minacciata, ha raccontato di uomini, di animali, di ambienti in bilico, alla incessante ricerca di un ri-equilibrio. Ha messo in scena l’eterno conflitto/alleanza tra Uomo e Natura e ha suggerito la necessità di ri-trovare una compenetrazione profonda con l’ambiente intorno a noi.
Fra i tanti possibili sguardi diversi ricordiamo:
- lo sguardo macro sulla sorprendente vitalità di un ecosistema che si rivela ai nostri occhi grazie al paziente lavoro di straordinari documentaristi (in Microcosmos — il popolo dell’erba di Claude Nuridsany e Marie Perennou);
- lo sguardo antropologico sulla steppa siberiana, teatro di una quotidiana lotta per la sopravvivenza e della nascita di un’amicizia tra diversi (in Dersu Uzala di Akira Kurosawa);
- lo sguardo accelerato o rallentato su un mondo alla deriva, al quale si rivolgono le pressanti interrogazioni di antichi popoli (gli indiani d’America Hopi e gli aborigeni australiani) sulla ‘qualità’ del nostro sviluppo (la trilogia qatsi: Koyaanisqatsi, Powaqqatsi, Naqoyqatsi di Godfrey Reggio e Dove sognano le formiche verdi di Werner Herzog);
- lo sguardo sufi, complesso e pregnante, che racconta di un viaggio intorno la terra (sei continenti, 24 paesi) per investigare la tumultuosa interazione uomo/natura (Baraka di Ron Fricke);
- lo sguardo dall’alto sulla terra per seguire le migrazioni degli uccelli di Il popolo migratore di Jacques Perrin e della sua equipe;
- ed infine, lo sguardo zen sul lento fluire del tempo su una palafitta, al centro di un lago, abitata da un monaco buddista, dove il ciclo della vita viene ancora scandito dallo scorrere delle stagioni (Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera di Kim Ki Duk).
Immagini e storie di mondi lontani, oppure vicinissimi, dove la Natura non è solo paesaggio o splendido fondale da percorrere e attraversare con gli occhi, ma torna a essere il luogo simbolico della vita, delle relazioni, dei conflitti, delle mutazioni, della possibile armonia.
Tentiamo ora una velocissima e condensata mappa della rappresentazione della natura nell’immaginario cinematografico:

1. La relazione uomo/natura
Il cinema ha messo in scena il confronto uomo/natura attraverso, almeno, tre varianti:
-il già evocato scontro/sfida con le forze della natura;
-l’armonia e la coesistenza pacifica (alcune ‘icone’ dell’uomo ‘naturale’: pellerossa, trapper, etologo, taglialegna solitario,… o popolo indigeno);
-il tentativo di ritorno del’uomo civilizzato alla madre natura (La foresta di smeraldo, Mosquito Coast, Mato Grosso - Medicine Man,…).

2. Ambienti naturali come luoghi simbolici
Quando il cinema racconta particolari ambienti spesso li trasforma in territori simbolico-allegorici. Il deserto diviene un luogo della mente, “specchio perfetto per riflettere al contempo la piccolezza e la grandezza dell’essere umano” (Michel Chion), fiumi, laghi, foreste, pianure, paludi, steppe, campagne… si caricano di connotati complessi, in relazione con le emozioni e le sensazioni dei personaggi.
Ad esempio la montagna diviene luogo iniziatico per eccellenza (Orizzonti perduti, La montagna sacra), meta di ascensioni esistenziali (Grido di pietra, Struttura di cristallo,…).
Il mare cinematografico, in particolare il mare aperto, l’oceano ha raccontato storie di corsari, pirati, pescatori, crociere, ammutinamenti, battaglie navali… ma anche derive esistenziali (Le tre corone del marinaio) e inferni a porte chiuse (Luna di fiele, La nave faro, Ore dieci: calma piatta).
L’esplorazione non ha solo riguardato la superficie, ma si è avventurata anche molte ‘leghe sotto i mari’ (Abyss, Atlantis, Le grand bleu, Open Water, Le avventure acquatiche di Steve Zissou,…)
All’interno del percorso di Arrivano i film, per quanto riguarda la rappresentazione della montagna, troviamo: La morte sospesa di Kevin Macdonald.
Per la esplorazione/messa in scena dell’immaginario marino:
Profondo blu di Alastair Fothergill e Andy Byatt e Shark Tale di Eric Bergeron, Vicky Jenson, Rob Letterman.
(Per un inventario degli ambienti naturali narrati dal cinema: Paolo Castelli Natura, paesaggio, geografie e cinema: attraversamenti in Attraversamenti. Per una didattica della geografia attraverso il cinema, Regione Lombardia/Provincia di Pavia, 2004).

3. Natura/generi
“Certi generi cinematografici tra i quali i più popolari, il western, il peplum, il film d’avventura, (n.d.r. il road movie) non potrebbero concepirsi senza il ‘plein air’…”. (Michel Chion)

4. Natura/autori
Alcuni autori della storia del cinema hanno avuto un particolare talento e touch nel raccontare, mettere in scena, usare come dispositivo simbolico la natura.
Tra i molti: Robert Flaherty, Joris Ivens, Victor Sjostrom, Alexander Dovzenko, Andrej Tarkovski, Werner Herzog, Akira Kurosawa, David Lean, Michelangelo Antonioni, Peter Weir, Jane Campion, Wim Wenders, Franco Piavoli, Ermanno Olmi, Nikita Michalkov, Idrissa Ouedraego, Fernando Solanas…

5. Natura/artificio
“La natura al cinema, anche quando le location sono reali, è sempre mediata dalla ‘natura’ artificiale del linguaggio cinematografico. Così, in ogni film saranno particolari obiettivi, filtri, movimenti di macchina da presa, raccordi di montaggio, incastri e associazioni visivo-sonore a rendere significante quel paesaggio, quel luogo, quell’ambiente e a caricarlo, spesso, di valori simbolici. (…)
Il cinema, poi, in alcuni casi, sceglie di ricostruire scenograficamente lo spazio naturale per essere più libero di muoversi al suo interno e di illuminarlo, rendendolo paradossalmente più reale del reale (è il caso della foresta di Legend di Ridley Scott) oppure non preoccupandosi di svelare allo spettatore la sua ‘natura’ artefatta, poiché volutamente fiabesca (Il mago di Oz)”.
(Paolo Castelli Cinema/Natura/Ambiente: per un immaginario ecologico in “Il ragazzo selvaggio”, Gennaio/Marzo 1996)

6. L’immaginario animale
Alcuni anni fa Marco Giusti nel suo Dizionario dei cartoni animali (Vallardi) si era divertito a compilare l’elenco infinito degli animali creati dall’immaginario del cinema di animazione.
Lo stesso lavoro sarebbe da compiere sul corpus del cinema tout court… Animali domestici e selvaggi, preistorici o in via di estinzione hanno popolato da sempre le trame del cinema.
E’ un bel gioco da fare e le scelte del percorso di quest’anno ci forniscono ulteriori esempi:
- L’orsetto di Winnie the Pooh e gli efelanti di Frank Nissen.
- La zebra di Striscia una zebra alla riscossa di Frederik Du Chau.
- Le tigri di Due fratelli di Jean —Jacques Annaud.
- Il ghepardo di Duma di Carroll Ballard, USA, 2004, 100’.
- Il cammello di La storia del cammello che piange di B. Davaa e L. Falorni.
- Il leone, la zebra, l’ippopotamo e la giraffa di Madagascar di Eric Darnell e Tom McGrath.
A cui si aggiungono idealmente il gatto magico e fantastico di Il gatto e il cappello matto di Bo Welch e gli animali domestici (gatto e cane) di Garfield — il film di Peter Hewitt e di Il mio amico a quattro zampe di Wayne Wang.
a cura di Paolo Castelli
Nota
Sono segnalati, nel circuito l’intenso documentario sulla vita sentimentale dei pinguini La marcia dei pinguini di Luc Jacquet e il nuovo documentario ‘cosmogonico’ di Claude Nuridsany e Marie Perennou Genesis (autori di Microcosmos).