ANALISI DELLA STRUTTURA

Bruce Chatwin ha speso la sua breve ma intensa carriera letteraria tentando di dare una nuova forma al racconto/saggio di viaggio. Per lui un viaggio era una metafora pertinente al percorso della vita, dalla nascita, attraverso l'età centrale, alla morte - anche se Chatwin, che è morto di Aids all'età di 48, ha saltato la parte finale. Nicholas Shakespeare, il biografo più accreditato dello scrittore, e il regista Paul Yule in Sulle orme di Bruce Chatwin hanno giocato con questa metafora. Nel film i pellegrinaggi e i vagabondaggi letterari di Chatwin si sono trasformati in pezzi di domino/pedine/dadi che illustrano e compongono il puzzle della sua vita.
Chatwin è apparso spesso sui media (televisione, radio) e queste sue testimonianze occupano una parte importante del film,come se si trattasse di seguire una sua lecture.
Shakespeare, il biografo che ogni tanto ci accompagna in questo pellegrinaggio sui luoghi chatwiniani insiste sul fatto che ogni scrittore di viaggi muta il paesaggio che attraversa e il regista, Paul Yule, accentua metaforicamente questa tesi colorando (leit motiv visivo) l'erba delle montagne della Patagonia con una tonalità digitale d'azzurro.
Presto scopriamo che non erano soltanto i paesaggi che Chatwin ‘ritingeva’ ma la gente stessa, spesso incontrata nei suoi viaggi.
L’esperto di aborigeni Bill Phillips diventa in Le vie dei canti il personaggio di David Bridges; la moglie del maestro raccontata in In Patagonia era, in realtà, sposata a un professore; l’Arkady Volchok di Le vie dei canti riemerge alla luce della vita reale come la guida Toly Sawenko.
Condensazioni, spostamenti, mutazioni, camuffamenti, leggende,…sono tutti strumenti più o meno leciti della scrittura di Chatwin.
Quando ci rechiamo in Benin sulle tracce del romanzo africano di Chatwin Il vicerè di Ouidah - incontriamo persino il sovrano Behanzin, che ci assicura che è da molto tempo che non pratica più il sacrificio umano in pubblico.
Il ritratto, che si sforza di essere imparziale e poco agiografico, ci fa scoprire che alcune volte i motivi di trasformazione dei personaggi di Chatwin sono quasi insondabili.
Nel documentario, comunque, l’esplorazione complessa della vita avventurosa di Chatwin e le testimonianze che ne raccontano il fascino segreto non mancano.
Se uno non fosse affascinato da Chatwin, le cui apparizioni nei talk show televisivi appaiono ora un po’ manierate e da public school inglese, il suo atteggiamento potrebbe chiaramente apparire estremamente irritante, non solo a causa della sua convinzione antropologica che i suoi vagabondaggi e le sue ricerche dimostravano l’autenticità delle sue tesi sul nomadismo.
Suo fratello Hugh, passeggiando attraverso i paesaggi gallesi della loro infanzia, ricorda che Bruce insisteva a considerarsi Abele - "il pastore, lo spirito libero, il custode delle terre”. Per difetto, Hugh non poteva che essere Caino.
Nonostante la sua vocazione alla fuga, all’irrequietezza (Che ci faccio qui?) Chatwin ha costruito i suoi nidi, è stato sposato a una moglie intelligente e devota e ha accumulato non soltanto una scatola ‘magica’ piena di oggetti originali e rari (nel film si ricorda anche la sua passione per gli oggetti da collezione coltivata nel periodo di lavoro presso la casa d’aste Sotheby’s) ma anche una rubrica infinita di indirizzi di amici famosi.
Chatwin era un globe-trotter compulsivo e nei suoi viaggi ha incontrato anche la sua malattia.
Il suo amico scrittore Francis Wyndham insiste: "Tutti i romanzi mentono per dire la verità."
Ma come si può parlare di una malattia così terribile come l’Aids ?
Sostenendo che stava morendo per un'infezione rara da un fungo o che il contagio era il risultato di una violenza di gruppo da parte di soldati africani Chatwin mentiva (forse anche a se stesso) nel tentativo di nascondere, soprattutto alla sua famiglia, la verità sulla sua sessualità. Il documentario tocca anche questo lato delicato ma centrale della vita dello scrittore.
Bruce Chatwin muore di Aids il 18 gennaio 1989, poco prima di compiere cinquant'anni.
Il film di Paul Yule riesce a ricostruire davvero il puzzle complesso della vita di Chatwin, accumulando voci, volti, testimonianze, paesaggi, foto, oggetti, documenti, nel tentativo riuscito di catturare i frammenti di una delle vite più curiose e avventurose ma anche tragiche del ‘900.